Autogol dei tassator scortesi a Berlino

A quattro mesi dalle elezioni federali, la campagna elettorale tedesca entra pian piano nel vivo. A tenere banco non c’è l’Europa, ma il fisco. Per marcare le distanze dall’attuale governo cristiano-liberale della cancelliera Angela Merkel, l’opposizione socialdemocratica e quella ecologista hanno presentato due programmi, caratterizzati entrambi da un approccio “tassa e spendi”. Pur di non aggredire la spesa pubblica, Spd e Verdi hanno infatti in mente di alzare la pressione fiscale sui redditi più alti e sui patrimoni, destinandone i proventi al finanziamento di istruzione e asili nido.
25 MAG 13
Ultimo aggiornamento: 06:16 | 16 AGO 20
Immagine di Autogol dei tassator scortesi a Berlino
A quattro mesi dalle elezioni federali, la campagna elettorale tedesca entra pian piano nel vivo. A tenere banco non c’è l’Europa, ma il fisco. Per marcare le distanze dall’attuale governo cristiano-liberale della cancelliera Angela Merkel, l’opposizione socialdemocratica e quella ecologista hanno presentato due programmi, caratterizzati entrambi da un approccio “tassa e spendi”. Pur di non aggredire la spesa pubblica, Spd e Verdi hanno infatti in mente di alzare la pressione fiscale sui redditi più alti e sui patrimoni, destinandone i proventi al finanziamento di istruzione e asili nido. La mossa non sembra per ora aver prodotto un terremoto a loro favore, se è vero che, secondo una recente indagine demoscopica dell’istituto Infratest Dimap, la Cdu/Csu della signora Merkel veleggerebbe oltre quota 40 per cento, una soglia che socialdemocratici (al 27) e ambientalisti (al 14) raggiungerebbero a malapena unendo le proprie forze. Come ricordava ieri anche il Wall Street Journal, le tasse sarebbero dunque la “nuova” cifra politica della socialdemocrazia tedesca, ancora alla ricerca di un’identità dopo la parentesi “new labour” del secondo governo di Gerhard Schröder.
Prima ancora che dagli elettori, i piani fiscali dell’opposizione rosso-verde sono stati bocciati dall’establishment politico ed economico. In uno studio realizzato per il think tank conservatore Insm, l’istituto di ricerca economica Rwi ha calcolato che, in caso di vittoria dell’Spd, vi saranno tra i cinque e i sedici miliardi di nuove tasse. Secondo un’indagine della fondazione vicina al sindacato Imk, l’aggravio riguarderebbe contribuenti a partire da un reddito lordo di 66 mila euro. Stando al quotidiano economico Handelsblatt, ora anche il consiglio economico del ministero delle Finanze tedesco – formalmente indipendente dall’esecutivo – avrebbe bocciato i piani dell’opposizione. Per gli economisti del ministero guidato da Wolfgang Schäuble, l’impatto di un’imposta patrimoniale con un’aliquota tra l’1 e il 5 per cento sarebbe negativo per imprese e lavoro. L’effetto combinato, spiegano, sarebbe devastante, se si considera che in Germania sono già in vigore altre due patrimoniali: la tassa di successione e l’imposta sugli immobili.